Continua il viaggio fra le terre del Negroamaro

Il nostro tour fra i vigneti del Negroamaro prosegue, portandoci alla scoperta di un’altra interessante realtà e di un progetto molto particolare, quello promosso dalla cantina Cantele.
Qui ho assaggiato uno dei vini che più mi ha colpito in questo viaggio: il Rohesia Brut, una bollicina Metodo Classico, Negroamaro 100% . Un vino attraente già nel colore, il tipico rosa corallo, reso ancor più vivace dal perlage fine e persistente. È un vino che conquista per la sua freschezza, una bollicina elegante ma di carattere che rispecchia appieno la filosofia di questa cantina.

La storia di Cantele ha origine negli anni ’70 e si distingue oggi per la sua modernità che si ritrova in alcune sue iniziative. Come il laboratorio sinestetico “iSensi”, un nuovo spazio all’interno della cantina in cui i visitatori sono accompagnati in un percorso alla ricerca della multisensorialità. Qui prodotti tipici del territorio salentino – di stagione in stagione – si trasformano in piatti che rappresentano il risultato di una ricerca accurata. In una cucina moderna e luminosa, affacciata sul verde dei vigneti, si svolgono lezioni di cucina povera, dove le pratiche antiche e moderne si incontrano in uno scambio fra tradizione e innovazione che passa tutto attraverso i sensi e le emozioni. Un progetto che punta a rilanciare il valore della convivialità che si celebra attorno a un tavolo, fra piatti semplici e tradizionali della dieta mediterranea. Ideali ad accompagnare un buon vino di queste terre.

Il nostro viaggio continua e ci porta alla scoperta di realtà sempre diverse. Qui ogni cantina non solo ha la sua storia, ma anche una sua visione ben precisa, che la porta a promuovere progetti sempre originali.

Pensiamo per esempio alla cantina Feudi di Guagnano che, oltre a proporre il primo Negroamaro vegano al mondo (il Vegamaro), lo scorso anno si è vista impegnata in un’iniziativa molto particolare. Ad ottobre la cantina salentina ha infatti organizzato il primo corso di avvicinamento alla degustazione del vino rivolto ai detenuti del carcere di Lecce. Un progetto che ha riscosso grande successo anche oltre i confini nazionali, tanto da conquistarsi una pagina sul New York Times.

Le storie di questo tratto di Salento, le sfide ambiziose di queste persone, rappresentano un chiaro esempio di come dietro al marchio “made in italy” non ci siano soltanto i prodotti di alta qualità del nostro territorio, ma anche grandi donne e uomini che quel territorio sanno raccontarlo e interpretarlo.

“Alcuni non diventano mai folli. I loro vini devono essere proprio noiosi”. – Charles Bukowski

ENGLISH VERSION

Negroamaro: the journey goes on

Our trip through the vineyards that produce the Negroamaro wine goes on and leads us to the Cantele winery and its peculiar project. Here I have tasted one of the wines that have impressed me the most: the Rhoesia Brut “classical way bubbles” Negroamaro 100%. An actractive pale coral pink wine made even more perky by its delicate and persistent perlage. Rhoesia is a wine which conquers because of its freshness: an elegant and strong “bubble” that fully reflects the philosopy of its producer. Cantele was established in the seventies and differs from other because of its modernity which is evident in its initiatives such as the synestethetic lab: “iSensi”; a new space inside Cantele’s in, which visitors are led through a path in search of multi – sensorialty. Here, the typical products of the Salento region, turn into seasonal recipes that are the results of a thorough research. In a modern and bright kitchen overlooking green vine yards, cooking classes where old and modern methods join together, in an exchange between tradition and innovation that flows through the senses, take place. A project that aims to boost the value of conviviality enjoyng typical dishes of the mediterrean diet which fit perfectly these wines. Our trip goes on discovering new realities in Guagnano. Every winery here has its own history and vision that fosters new projects. Feudi di Guagnano winery has been the first to create a vegan version of the Negramaro: “Vegamaro”. Last year, Feudi also promoted a very distinctive initiative: a primer course in wine tasting for the inmates in Lecce penitentiary. A project that gained a remarkably good response also abroad and was even reported by The New York Times. The stories of this part of the Salento region, the challeges it faces, clearly represent what’s behind the so called “Made in Italy”: it’s not just high quality producs, but also great people who are able and willin to tell and construe their land.ì

“Some never become fools. Their wines must be really boring”– Charles Bukowski

English version by Francesco Fedele

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