Pino Cuttaia, la cucina della memoria nel suo libro “Le scale di Sicilia”

“Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere. Non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti. Se non resisti e torni indietro, non venirmi a trovare, non ti faccio entrare a casa mia. O’ capisti?”. Queste le parole di Alfredo a Salvatore nel film premio Oscar di Giuseppe Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso”.

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Pino Cuttaia e Marco Bolasco alla presentazione del libro

Quando Pino Cuttaia, chef siciliano due stelle Michelin, ha presentato il suo libro Per le scale di Sicilia. Profumi – sapori – racconti – memoria, mi ha riportato a questa immagine emozionante, di un treno in partenza e un giovane ragazzo che parte per inseguire un sogno. Anche Pino ha dovuto lasciare la sua amata Sicilia e trasferirsi in Piemonte, ma lui è tornato e il sogno l’ha realizzato a Licata. La passione per la cucina diventa la chiave per la libertà di scegliere di fare il cuoco.

Il libro è un racconto del suo vissuto, della sua Sicilia, della sua casa, della terra e del mare, attraverso Pino si disegna e si vive il territorio.

Ci racconta di storie legate alla cucina, alla sua vita, alla miseria, ai giorni di festa, ai valori, all’educazione e al gusto che gli ha trasmesso la nonna, al rigore piemontese, ai profumi e ai ricordi.

Per lui la cucina è un modo per comunicare se stesso, narrare una storia, “fare stare bene chi viene a mangiare a “La Madia”. I suoi piatti sono legati alla tradizione, alla strada, ai gusti, ai gesti, ai contadini, all’infanzia, alla memoria. La memoria è il suo ingrediente segreto, è l’elemento fondamentale che permette di capire anche il titolo del libro Le scale di Sicilia: quando “la domenica mattina salivi le scale di casa e sentivi quei profumi di aglio, prezzemolo e formaggio che ti riportavano ai sapori del Sud”.

Insieme ai racconti e alle ricette, il libro è valorizzato da straordinarie fotografie di paesaggi, luoghi, uomini, donne e mestieri, dello chef e della cucina in tutta la loro spontaneità e naturalezza.

Questo libro ti porta alla scoperta della Sicilia attraverso i piatti di Pino Cuttaia, una Sicilia fatta di vita, persone e “memoria di casa”.

ENGLISH VERSION

“Do not come back, do not ever think of us, do not turn around, do not write. You do not fuck with nostalgia, forget all of us. If you do not hold on and go back, do not come to see me, do not you come to my house. O ‘you understood? “. These are the words of Alfredo to Salvatore in the Oscar Giuseppe Tornatore’s film “Cinema Paradiso”.
When Pino Cuttaia, Sicilian chef with two Michelin stars, has presented his book Per le scale di Sicilia. Profumi – sapori – racconti – memoria, brought me back to this exciting scene: a train and a young boy traveling to chase a dream. Pino also had to leave his Sicily and move to Piedmont, but he is come back and he realize his dream in Licata. The passion for cooking becomes the key to the freedom to choose to become a chef.
The book is an account of his experience, his Sicily, his home, the land and the sea, through Pino you draw and you live the territory.
He tells of stories about the kitchen, his life, the misery, the days of celebration, the values, the education and the taste the grandmother gives to him, the rigor of Piedmont, the scents and memories.
For him, the kitchen is a way to communicate himself, to tell a story, “to feel good who comes to eat at “La Madia” Restaurant. His dishes are bound to tradition, to the street, to the tastes, to the gestures, to the peasants, to childhood, to the memory. The memory is his secret ingredient, is the fundamental element that allows us to understand also the title of the book Per le scale di Sicilia: when “on Sunday morning you went up the stairs of the house and felt the smells of garlic, parsley and cheese that reported you to the flavors of the South.”
Along with the stories and recipes, the book has extraordinary photographs of landscapes, places, men, women and crafts, chef and kitchen in all their spontaneity and naturalness.
This book takes you to the discovery of Sicily through the dishes of Pino Cuttaia, a Sicily made by life, people and the “memory of the house.”

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