Magorabin

Magorabin è un ristorante, a due passi dalla prima casa in cui sono andata a vivere da sola. Siamo a Torino, in centro, a pochi passi dall’imponente Mole Antonelliana, dalla movida di piazza Vittorio, dalla lussureggiante verde collina in cui si staglia la grandiosa Chiesa della Gran Madre ed il Monte dei Cappuccini. 20130820203201537

Pochi sanno che questo nome non vuole “simboleggiare” lo chef che lo gestisce, alias Marcello Trentini, occhi vispi e lunghi capelli rasta, a prima vista stravagante ma in realtà personaggio pacato e preparato.

Mi racconta la storia di come e quando hanno scelto questo nome. Rievoca dolci ed emozionanti ricordi, entrando nei dettagli, mi rende partecipe della “riunione di famiglia” che oggi posso solo immaginare, ma che svela una parte di sé nascosta ai più.

La parola Magorabin è stata scelta perché è un nome semplice, attinente al territorio senza essere dialettale. Indica l’uomo nero, quello che spaventa i bambini, è un suo ricordo d’infanzia, quello dell’amata nonna con cui lo minacciava se era disubbidiente o stava per combinarne qualcuna delle sue.

Marcello è un entusiasta, una persona vera, si auto definisce un poeta della cucina. Il suo amore per la cucina comincia a sei anni, quando per lui cucinare è un magico gioco, esattamente come fa oggi.

I suoi piatti sono testa/cuore/pancia. Ha cercato la tradizione, l’ha studiata, capita, modificata, trasformata in una cosa nuova, come la sua interpretazione di “il Vitello e il Tonno”.

Ha visto la sua città trasformarsi, diventare un incrocio culturale tra nord e sud, un intreccio di popoli che convivono. Così, nel suo modo di fare da mangiare, ha raccontato questo “mondo nuovo che cambia”. La sua cucina è influenzata a 360° da tutto ciò che lo circonda, che vede, che sente, che percepisce. Da sempre è un “irrequieto”, uno che non dà mai niente per scontato, per cui ogni giorno è una pagina bianca su cui scrivere qualcosa di nuovo, di diverso, di insolito.

Il suo obiettivo è offrire momenti di piacere attraverso il cibo. A ciò contribuisce la rilassante sala con soli otto tavoli, la luce soffusa ma luminosa per vedere bene ciò stai mangiando, la gentilezza del personale e la deliziosa moglie Simona, sommelier che ha sempre l’ultima parola su ogni nuovo piatto.

Questo chef azzarda. Fa una crème caramel di foie gras strepitoso, una delicata parmentier verde fresca al palato, unisce spesso il pesce con la carne, “aggiorna” la tradizionale lingua piemontese con i gamberi ed il mandarino, osa gli spaghetti con il pane, burro e acciughe, i dolci sono un trionfo di cioccolato e nocciola, tartufo e agrumi.

Magorabin è un ristorante stellato con uno chef 2.0, un visionario, che ti ammalia con il suo intrigante menù e la sua incredibile conoscenza, con gli occhi di chi sa quale strada prendere ed un sorriso dolce come quello di un bambino che sa di aver appena fatto una marachella.

“La scoperta di un piatto nuovo è più preziosa per il genere umano che la scoperta di una nuova stella” – Anthelme Brillat-Savarin

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ENGLISH VERSION

Magorabin is a restaurant, closer to my first house where I went to live on my own. We are in Turin, in the city center, a few steps away from the grand Mole, from Victor Square’s, from the lush green hill on which stands the magnificent Great Mother Church and the Cappuccini Monte.20130820203201537

Most people think that this name want to “symbolize” the chef who runs it, Marcello Trentini his name, bright eyes and long dreadlocks, at first extravagant character but in reality calm and prepared.

He tells me the story of how and when they chose this name. Evokes sweet and touching memories, entering into the details, it makes me a part of this “family meeting” that today I can only imagine, but that reveals me a part of himself hidden to most.

The word Magorabin was chosen because it is a simple name, relates to the territory without being dialect. It indicates the black man, who scares the kids. It’s one of his childhood memory, one of the beloved grandmother with whom threatened him if he was disobedient or wrong.

Marcello is an enthusiastic, a real person, he defines himself a poet of the kitchen. His love for cooking began at age of six, when cooking for him was a magical game, as well as today.

His dishes are head / heart / belly. He tried to tradition, has studied, understood, modified and transformed it into a new thing, such as his interpretation of “the Veal and the Tuna”.

He has seen his city transformed, becoming a cultural crossroads between north and south, a mix of peoples living together. However, in his manner to cook, he told a “new world that is changing.” Its cuisine is influenced from everything around him, that he sees, feels, perceives. It has always been a “restless”, one who never gives anything for granted and so every day is a blank page on which to write something new, different, and unusual.

Its goal is to offer moments of pleasure through food. This is aided by the relaxing room with only eight tables, soft but bright light to see well what you are eating, the kindness of the staff and his lovely wife Simona, sommelier who always has the last word on each new dish.

This chef dares. He makes an amazing caramel cream of foie gras, a delicate fresh green Parmentier on the palate, often joins the fish with meat, “update” the traditional Piedmonts’ veal tongue with shrimps and mandarin fruit, dares spaghetti with bread, butter and anchovies, the desserts are a triumph of chocolate and hazelnut with truffle and citrus.

Magorabin is a star restaurant with a 2.0 chef, a visionary, who charms you with its intriguing menu and his incredible knowledge, with the eyes of those who know which way to go and a sweet smile like that of a child who knows that he had just made a prank.

“The discovery of a new dish is more precious to mankind than the discovery of a new star.” – Anthelme Brillat -Savarin

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