L’Aquila per non dimenticare

Arrivare alla città dell’Aquila è stato, per me, ricordare la spaventosa notte del 6 aprile 2009, quella del tragico terremoto che “ha svegliato” anche me che ero a Roma.

Purtroppo non ho visto questa città prima, da molti detta meravigliosa, un piccolo gioiello architettonico, che ho potuto solo immaginare e ricreare nella mia mente, perché quello che ho trovato è stato una città devastata, piena di “stampelle”, disabitata, spogliata della sua anima.

Si cammina per strade deserte, bloccate, con le case “imbalsamate”, finestre “bendate”, negozi chiusi, locali abbandonati. C’è un silenzio irreale, nonostante le gru che lavorano, ma sono troppo poche, rumori di martelli che spaccano e macerie che rotolano giù dai tubi.

Mi sembrava di essere in un luogo fuori dal tempo, immobile, senza vita… ma mi sbagliavo.

C’è un cuore pulsante in questa città: i suoi abitanti che hanno deciso di non abbandonarla e di viverci, malgrado ci sia il pericolo di altre scosse, con la fierezza di chi appartiene a questo posto, la volontà e la forza di ricominciare, di combattere chi ostacola il loro operato, che chiude le strade, blocca i lavori, fa fatica a dare gli strumenti per cominciare di nuovo, che, ancora una volta, non si mette dalla parte del cittadino.

Ho conosciuto padre Stefano, grazie a Marzia, che mi ha fatto visitare la sua chiesa, un bellissimo edificio del 1200, crollato non perché datato ma per gli errori fatti negli anni ’60, blocchi di cemento che hanno trascinato i muri medievali verso le navate centrali, ricoperte, oggi, da un’inutile infrastruttura sperimentale. I preziosi archivi sono stati recuperati e salvati, così come le statue e i quadri, ma molto rimane del disastro, di quel momento in cui il tempo si è fermato e la chiesa è diventata inagibile per i suoi fedeli, che non sanno, ancor oggi, quando potranno riavere il loro luogo di culto.

E ancora palazzi storici, l’università, la chiesa dei gesuiti, ristoranti pieni di macerie, case in cui non si può entrare perché pericolose, edifici da distruggere perché senza fondamenta.

Qualche palazzo è stato ricostruito, così come i pochi negozi, hotel e ristoranti che sono sopravvissuti o si sono mossi per ripartire, ma non per tutti è stato facile o possibile… e sono già passati quattro anni.

Tra queste persone c’è Marzia Buzzanca, una donna tosta che è dovuta ripartire da zero, in questa città che lei ha adottato ventuno anni fa, di cui si sente parte attiva e viva, che non vuole fare morire, che ogni giorno si trova a combattere con la burocrazia e trova la forza di andare avanti.

E domani vi racconterò di Marzia e dei suoi “Percorsi di gusto”.

“Il rimedio, secondo me, non sta nel prevedere la catastrofe per fuggirla, ma nell’evitarla dal bel principio, studiando il terreno sul quale edificare e facendosi guidare nella scelta dall’esperienza e dalla scienza” – prof. Luigi Palmieri, su Il Corriere del Mattino del 27 agosto 1883

ENGLISH VERSION

To go to L’Aquila city was, for me, to remember the dreadful night of April 6th, 2009, where there was been the tragic earthquake that “woke up” me in Rome.

Unfortunately I have not seen this city before, many people said it was wonderful, a little architectural gem, that I can only image and recreate in my mind, because what I found there was a devastated city, full of “crutches”, uninhabited, stripped of its soul.

You walk down the deserted streets, blocked, with houses “embalmed”, windows “bandaged”, shops closed, abandoned premises. There is an unreal silence, despite the cranes working, but they are too few, the sounds of hammers that split and the debris rolling downs the tubes. I seemed to be in a place out of time, motionless, lifeless … but I was wrong.

There is a beating heart in this city: people who have decided not to leave away but to live here, with the danger of aftershocks, with the pride that belong people to this place, the will and the strength to start again, to fight who are obstructing their work, closing the roads, blocking the work, not giving them the tools to start again.

I met Father Stephen, thanks to Marzia, and I visited his church, a beautiful very old building, collapsed not because dated but for the “mistakes” made in the 60’s, blocks that have dragged the medieval walls to the central aisles, today covered by an useless experimental infrastructure. The precious archives have been recovered and saved, as well as statues and paintings, but much remains of the disaster, as time still stands in 2009 and the church has become unfit for its staunch, who do not know, even today, when they can get back to their place of worship.

And you can find the historical buildings, the university, the church of the Jesuits, restaurants full of rubble, houses where you cannot get because are dangerous buildings to be destroyed because they are without foundation.

Some palace was rebuilt, as well as a few shops, hotels and restaurants that have survived it or have to start again, but not for all has been easy or possible … and four years are already passed.

Among these people there is Marzia Buzzanca, a wonder woman that starts from scratch, in this city that she adopted twenty-one years ago, that is an active part of her, who not want to die, that every day is fighting with the bureaucracy and find the strength to go forward.

And tomorrow I’ll put a post about Marzia and her “Percorsi di gusto”.

“The remedy, in my opinion, is not to predict the catastrophe to run away, but avoiding from the beginning, studying the terrain on which to build and being guided in choosing the experience and science” – prof. Luigi Palmieri, The Courier of the Morning of August 27, 1883

2 commenti

  1. purtroppo è tutto vero ma a conoscenza di troppo pochi

  2. […] andare all’ Aquila per non dimenticare, per aiutare chi non è scappato, per vedere con i propri occhi e capire, per sostenere chi sta […]

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