David Tamburini

Palazzo Failla è un autentico palazzo nobiliare siciliano situato nella parte alta di Modica. Appartiene da sempre alla famiglia Failla e da circa otto anni è diventato uno splendido hotel di lusso e charme. Ogni particolare è curato nei dettagli: i materiali d’arredo, le maioliche e il ferro battuto, la ceramica decorata, le volte affrescate e i mobili d’epoca, senza dimenticare di offrire agli ospiti ogni genere di comfort.

Ogni camera è un “pezzo” unico.

David in action

David in action

In questo contesto elegante e raffinate si trova il ristorante “Gazza Ladra” ed è qui che ho incontrato lo chef David Tamburini.

David è un giovane cuoco, schietto e genuino, un toscano trapiantato da qualche anno in Sicilia, dopo un “passaggio in Giappone”, di cui è rimasto profondamente colpito ed “innamorato”.

Per lui il ristorante è un luogo dove dare emozioni, è gioia e divertimento, è l’anima. L’influenza giapponese la si trova nella sua attenzione al particolare, alla leggerezza, al dettaglio curato e ricercato, nei contrasti visti in maniera “orientale”.

Della tradizione prende gli elementi, li esalta e ne mantiene il gusto, come per i tagliolini con le sarde, in cui il pane tostate viene messo nell’impasto.

Dà molta importante all’estetica del piatto perché la parte visiva comunica subito qualcosa.

Le sue portate sono bellissime esperienze visive e di gusto, dalla patata con buccia fritta e scarola, acciuga e mollica saltata, dallo sgombro all’agro con tuorlo congelato alla seppia piastrata, dalle mezze zite con Ragusano in una crema di cavolfiore “arriminato”, capperi e acciughe, ai tortellli di carruba con cicoria e cumino, e poi i dolci, dall’ “Etna” e il “1000 e una notte” con lampada da annusare alla sua versione dolce dell’arancino.

David è un folletto della cucina, il lavoro è la sua follia, la sua vita… e si vede e si “sente”.

La cucina giapponese non è qualcosa che si mangia, ma qualcosa che si guarda.” – Jun’ichirō Tanizaki, Libro d’ombra, 1933

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