I fratelli Roscioli e Romeo

Romeo-14Parliamo di pane, di chi lo fa da quattro generazioni (questa è la quinta), UNDICI fratelli marchigiani, che, all’inizio del ‘900, sbarcano a Roma uno alla volta perché la città cercava buona manovalanza e diventano, e sono ancora oggi, un autorità nel settore: la famiglia Roscioli.

Il primo ad aprire un forno con il loro nome è stato lo zio Franco, come mi racconta Pierluigi nella loro sede di Romeo chef and baker, che giunse nella capitale negli anni ’30, direttamente dagli Stati Uniti dove era stato per lavorare e da cui tornò con una grande novità: la macchina per tagliare il pan carré. Poco per volta gli altri dieci fratelli raggiungono Franco ed aprono nuove sedi, via della Marranella,Via Venezia, Campo dei Fiori (con la famiglia Bartocci) via dei Chiavari… Tanti gli aneddoti quali l’essere diventati famosi per essere stati i primi a mettere la margarina nel pan carré, che diventava più leggero e soffice, o quando il papà di PierluigRomeo-69i, che faceva anche il garzone del negozio, veniva mandato dal padre a lasciare il loro furgone davanti alla panetteria Palombi, in via Veneto, la via della movida degli anni ’60 per poter aver visibilità.

Una volta il pane era fatto da tre impasti: il pane condito, il casereccio o “cosce di monaca”, e la ceriola, poi diventata sfilatino, che veniva usata per fare i panini per il pranzo o tagliata a fette, farcita e scaldata nel forno (da qui nascerà l’alternativa pizza nei forni).

Pierluigi Roscioli al banco

Pierluigi Roscioli al banco

Pierluigi fa questo mestiere da sempre, a Roma ma anche nei luoghi in cui veniva “spedito” dalla madre per imparare l’inglese, in qualsiasi posto del mondo si trovasse cercava un forno in cui mettere le mani. La sua famiglia è una presenza costante, tutto viene diviso e condiviso, sono complementari tra loro, sono stati educati ad avere e a portare avanti i veri valori della tradizione, che ritorna nel suo “sogno” di coltivare presto il suo grano autoctono, in quegli stessi campi sui monti Sibillini in cui il nonno seminava l’orzo.

L’incontro tra “Romeo” e Pierluigi è un colpo di fulmine sia per la location che per i suoi soci Cristina e Fabio, è una nuova avventura, un luogo in cui sperimentare, fare solo lievitazione naturale e con pasta madre, usare farine che si fa preparare ad hoc come la miscela di cereali, servirsi solo di sale verde integrale della Guerande (per lui essenziale per ottenere certi risultati), avere collaboratori internazionali in laboratorio, essere presente a tutto tondo sul pane, la pasticceria e la pizza.

Per lui il pane è sinonimo di semplicità, di sapore dato non dal sale ma dalle materie prime e dai tempi di lievitazione, è un alimento che si fa quasi da solo per i tempi e l’impegno che richiede, ma è anche cultura, professionalità, famiglia e tradizione.

Con una premessa così il pane di Pierluigi non può che essere tutto ciò che ci si aspetta da ciò che evoca la parola forno….

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: